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Pasolini 1973, le nouveau fascisme hédoniste…

mardi 5 mai 2020, par René Merle

Je sais je sais, le texte est archi connu, je l’avais placé sur un ancien blog en 2012 et je l’ai souvent repris depuis, tellement il est éclairant.
Mais le voici, encore une fois, pour ceux qui ne le connaîtraient pas.

Le 9 décembre 1973, Pasolini publiait dans le grand quotidien milanais Corriere della sera ce texte de dénonciation du "nouveau fascisme", qui est certainement la plus fameuse de ses chroniques [1].
J’en extrais le noyau célèbre, que je traduis littéralement [2].
Sans doute n’est-il pas inutile de le relire aujourd’hui, où, quels que soient les choix politiques des "gens", si tant est que choix il y ait en ces temps de bipartisme fracassé, les comportements, les goûts, les intérêts sont devenus à peu de choses près les mêmes pour le plus grand nombre, et se conforment à l’idéologie dominante. Même, n’en doutons pas, ceux qui sont aux abois, les laissés pour compte, les exclus, même les salariés engagés dans des combats défensifs, et même souvent les enthousiastes porteurs de drapeaux rouges lors des grands rassemblements... Pour ceux qui tentent désespérément de survivre, comme pour ceux qui ont plein accès aux formes modernes de logement, de déplacement, de loisirs, d’éducation (modèles réalisés bien évidemment de façons fort différentes selon les revenus : un yacht Bolloré n’est pas une croisière Costa, une loge à Rolland Garros ou au Grand Stade de France n’est pas une place de tribunes, ni un canapé devant l’écran plat), l’horizon est de trouver ou de garder sa place dans cette société, non de changer cette société. L’horizon est de profiter au maximum des plaisirs de consommation que nous offre cette société. En témoigne de façon caricaturale l’affichage de biens matériels ostentatoires par les jeunes de milieux populaires gratifiés par leur talent sportif ou leur transgression des lois. L’idée même de changer cette société est devenue impensable, tout comme est devenu impensable, ou ringard, le sentiment d’appartenance sociologique et/ou géographique. Adieu sentiments et solidarités de classe (sauf pour la bourgeoisie qui sait bien qui elle est et ce qu’elle doit défendre), adieu sentiments d’enracinements, auxquels se substituent les opiums des sports d’équipe, adieu connivences culturelles non labellisées par la télé et la société du spectacle... Et adieu sans larmes ni couronnes.
Mais peut-être l’épreuve actuelle modifiera un peu cette donne ?
Rspérons-le.
Lisons maintenant Pasolini :

« Aucun centralisme fasciste n’a réussi à faire ce qu’a fait le centralisme de la civilisation de consommation. Le fascisme proposait un modèle, réactionnaire et monumental, qui cependant demeurait lettre morte. Les diverses cultures particulières (paysannes, sous prolétaires, ouvrières) continuaient imperturbablement à se conformer à leurs antiques modèles : la répression se limitait à obtenir leur adhésion en paroles. Aujourd’hui, au contraire, l’adhésion aux modèles imposés par le centre, est totale et inconditionnelle. Les modèles culturels réels sont reniés. L’abjuration est complète. On peut donc affirmer que la « tolérance » de l’idéologie hédoniste voulue par le nouveau pouvoir, est la pire des répressions de l’histoire humaine. Comment a pu s’exercer pareille répression ? À travers deux révolutions internes à l’organisation bourgeoise : la révolution des infrastructures et la révolution du système d’informations. Les routes, la motorisation, etc. ont désormais étroitement uni la périphérie au Centre, abolissant toute distance matérielle. Mais la révolution du système d’informations a été encore plus radicale et décisive. Par le moyen de la télévision, le Centre s’est assimilé le pays entier, qui était historiquement si différencié et riche de cultures originales. Ainsi a commencé une œuvre d’homologation destructrice de toute authenticité, de tout caractère concret. Il a imposé, comme je le disais, ses modèles : qui sont les modèles voulus par la nouvelle industrialisation, laquelle ne se contente plus d’un « homme qui consomme », mais prétend que ne sont pas concevables d’autres idéologies que celle de la consommation. Un hédonisme néo-laïque, aveuglement oublieux de toute valeur humaniste et aveuglement étranger aux sciences humaines. »

Notes

[1Ces chroniques de Pasolini ont été rassemblées dans l’ouvrage Scritti Corsari, publié par Garzanti en 1975 au lendemain de sa mort, et publié depuis en France (Écrits corsaires, Flammarion).

[2Molti lamentano (in questo frangente dell’austerity) i disagi dovuti alla mancanza di una vita sociale e culturale organizzata fuori dal Centro « cattivo » nelle periferie « buone » (viste come dormitori senza verde, senza servizi, senza autonomia, senza più reali rapporti umani). Lamento retorico. Se infatti ciò di cui nelle periferie si lamenta la mancanza, ci fosse, esso sarebbe comunque organizzato dal Centro. Quello stesso Centro che, in pochi anni, ha distrutto tutte le culture periferiche dalle quali – appunto fino a pochi anni fa – era assicurata una vita propria, sostanzialmente libera, anche alle periferie più povere e addirittura miserabili.

Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli : la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la « tolleranza » della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione ? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese : la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno ormai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè come dicevo – i suoi modelli : che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un « uomo che consuma », ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane.
L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione : e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che « omologava » gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale « omologatore » che è l’edonismo di massa : e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c’è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due Persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s’intende, vanno ancora a messa la domenica : in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato : ma sono davvero in grado di realizzarlo ?
 No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansa nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i « figli di papà », i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza : hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l’hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l’analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari – umiliati – cancellano nella loro carta d’identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di « studente ». Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo borghese, che essi hanno sùbito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo borghese, nell’adeguarsi al modello « televisivo » – che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale – diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio « uomo » che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali.
 La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto « mezzo tecnico », ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere.
 Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere : come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano : il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre..."

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